lunedì, 23 novembre 2009, ore 19:07
Almeno, dico almeno, in questo periodo che avrà una grande portata spirituale e karmica nella mia vita ma che proprio non si può definire felice, almeno è tornato Dancing Queen, il mio sedicente fidanzato svedese e stasera me ne esco a cena con lui.
Dico: almeno questo.
pears
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categoria : pirz in love
lunedì, 16 novembre 2009, ore 22:28
Mi scrisse questa lettera tanti anni fa. Poi non ci furono più molte parole. Eppure ci siamo detti molto.

“Si può avere la forza di volontà di uscire da un manicomio per entrare in un mondo di pazzi?
Si può crescere restando piccoli?
Si può amare senza essere corrisposti?
Si può guardare un foglio bianco, riempirlo di fiumi di parole e vedere che resta bianco?
Si può cantare la ninna nanna a un bambino per tutta la vita senza conoscerlo?
Si può essere padre senza avere figli?
Si può cantare la ninna nanna a se stessi per tutta la vita senza prendere sonno?
Si può provare pentimento per aver fatto la cosa giusta?
Si può portare una maschera senza sapere che non è tua?
Si può regalare 10 anni della vita al nulla?
Si può entrare nella propria testa e trovarsi in un labirinto?
Si può vedere una voce, toccarla, capirla e non sentirla?
Si può sognare?
Si può odiare l’amore?
Si può uscire per un motivo qualsiasi e non riuscire più ad entrare?
Si può strappare involontariamente un fiore dalla terra e riuscire a tenerlo in vita solo stringendolo forte forte?
Si può credere che pur non conoscendo la domanda conosci la risposta?
Si può rinunciare a tutto pur di sentirsi chiamare papà?
Si può gridare il proprio dolore sotto la pioggia e sentire il grido asciutto e il dolore bagnato?
Si può uccidere un bambino, tornare a casa e con le stesse mani accarezzare un figlio, stringerlo al cuore e sentire una lacrima di commozione che scende?
Si può nello spazio di una pagina raccontare una vita?
Si può subire una violenza e dopo ringraziare?
Si può amare amare amare amare amare un figlio?

Sì, Mirco, tutto questo si può.
Papà”


Addio papà!
 
pears
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categoria : wonderland
sabato, 14 novembre 2009, ore 18:14
Ho avuto un tirocinante che si chiama come me, quindi pears. Adesso il tirocinio è finito. Fa da sostituto, all'occasione. Io lo chiamo volentieri. Perché è simpatico. Ironico. Perché è un mandolo di quelli che piacciono a me. Giocatore di rugby. Gioviale. Massiccio e solare. Una ziqqurat d'oro.
Poi mi chiama "boss". Mi piace essere chiamato boss. Ho anche una figlia che mi chiama boss, ma questa è un'altra storia.
Per evitare confusioni, i bimbi lo chiamano pears piccolo (in quanto minor) o pears giovane... la segretaria blonde lo chiama pears bello. Io qua lo chiamo pears II.

Ieri gli parlo:
"Senti pears II, oggi ti affido una missione importante."
"Certo boss."
"Dimitri non può giocare con il pallone."
"Ah... va bene."
"Tu devi badare che non si avvicini al pallone..."
"Boss, ti ricordi che l'ultima volta che gli hai proibito il pallone ha tentato di strangolare una collega?"
"Lo so... ma la questione è grave."
"Va bene, boss, casomai gli faccio fare l'arbitro alla partita..."
"No, pears II, non mi hai capito, il caso è grave. Ha tentato di calciarmi. Non può nemmeno fare l'arbitro."
Silenzio.
"Boss?"
"Dimmi pears II..."
"Dimitri non può giocare a calcio, non può arbitrare ed io devo controllare questa cosa?"
"Sì, certo..."
"Non ho capito, boss, è un castigo per Dimitri o mi stai mettendo alla prova per passare ad un livello superiore?"
pears
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categoria : paidagogheso
sabato, 14 novembre 2009, ore 12:26
(Per colui a cui penso)

Lunedì: luoghi noti del passato. Un cimitero mignon all'alba. Un raggio di sole al momento opportuno. Fatica e mal di testa. Una pennica che annulla i pensieri. V per vendetta in italiano e non. Parappa pappa para pappa para pà pà pà.

Martedì: giorno denso. Domare i bimbi guerrieri. Letture di mostri che non fanno paura sul materassone con i gurduli. Un'assenza sulla terrazza. Ancora assenza. "Mi fa strano."
 
Mercoledì: Shake shake Shakespeare. Il dramma di Otello. Il dramma quello vero. L'attesa. La risposta. Io non ce la faccio.
 
Giovedì: Caos e ordine. Il mai più. Nuovi figli. Il mio nervosismo. L'ospedale. Brecht. L'ospedale. L'ospedale. L'ospedale (ad libitum)
 
Venerdì: Sacche di sangue. Epidauro. La richiesta (legittima) della madre. La tribù che si muove e impazzisce. I guerrieri che distraggono dai barbari che fuori incalzano. La voce stanca del padre. Lasciatemi tutti in pace! Viaggio nella notte tra paesini sconosciuti. La cena con il giovane poeta dalla pelle luminosa (odore di casa e fritto). Cani e gatti.

Sabato: Il padre a casa. Una cartolina e le maniglie dell'amore. Ancora Otello. Thomas il Monaco. Un po' di tregua.
pears
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categoria : pirz in love
mercoledì, 11 novembre 2009, ore 11:11
Inizia l'anno scolastico ed io non spendo nemmeno una riga per aggiornarvi sull'ineffabile bambino che l'anno scorso tanto mi aveva impegnato in agoni furibondi.
Ebbene, Dimitri è cresciuto, forse anche merito del Miglior Educatore dell'Anno.
Autonomo (più o meno). Trova subito la giacca (magari non è la sua). Si allaccia le scarpe in tempi utili ("Maestro... mi è cresciuto il piede... non mi entra nella scarpa"). A tavola mangia abbastanza composto (a parte che necessita di cinque forchette e sei coltelli per i suoi concerti). E adesso lo yougurt non se lo spalma più su tutto il viso.

Grande. Ha imparato a giocare con gli altri. La sua fantasia ne ha un po' risentito. Ma adesso è un animaletto sociale. Gioca a calcio. Appassionato di calcio. Se ha un po' di tempo si inventa  campionati (ieri il Livorno ha sconfitto il Pisa nella Coppa Uefa).

Però...
In cortile, lo vedo mentre prende a calci un compagno durante la sua partita di pallone.
Gli intimo di sedersi. Lui prende la ricorda e mi si lancia contro "Ti uccidooooo!" per fortuna mi arriva al ginocchio e peserà venti chili se sono tanti.
Cerco di contenerlo e lui inizia a calciarmi.

Reputo che abbia superato il limite e decido di parlarne con la madre. La donna ovviamente si schiera dalla mia parte.
"Dimitri, è vero quello che il maestro dice?"
"No..."
"Dimitri! Stai dicendo che il maestro dice le bugie?"
"Sì..."
"Dimitri guarda che si mette male per te... non hai preso a calci il maestro?"
Lui solleva lo sguardo livido.
"Io volevo prenderlo a calci... ma lui si scansava! Per cui non l'ho colpito!"

Bentornato Dimitri!
pears
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categoria : paidagogheso
domenica, 08 novembre 2009, ore 12:40
Melodiche le voci dei romani, canore.
Orientato nel mio smarrimento, buttata la mappa con le legende sballate, guidato al telefono dalla Rododattila raffreddata, cerco le strade con una nuova serenità.
Mi sono acclimatato stranamente in fretta.
Credo che abbia questo di bello Roma rispetto alle grandi città. Penso a Milano. Milano ti impone il suo ritmo e la sua sostanziale solitudine. Penso a Palermo. Palermo ti impone il sospetto. Penso a Torino. Torino ti impone la sua aristocratica monumentalità. Penso persino a Parigi. Parigi ti impone il suo narcisismo. Roma offre un ventaglio di possibilità. Una città multifrequenza, se trovi la tua banda trovi lo spazio del tuo agire. Mi appaiono i riferimenti che avevo perduto. Direzione "Estasi di Santa Teresa". Lo scopo è letterario prima di tutto. Un progetto che ho in mente e che potrebbe riguardare colui a cui penso e che vorrei che ora pensasse a me. Ma c'è anche una motivazione più intrisa alla mia veronesità. Bigotti noi e perversi. Fu il mio dentista a farmelo notare, un veneziano abbagliante, brizzolato e dallo sguardo glauco. Fece una battuta sulla nostra toponomastica. "Certo che voi veronesi... tra via seghe San Tommaso, vicolo dietro le seghe di San Tommaso e Santa Maria in Organo... voi il sesso lo abbinate solo alla fede."
Vero. Io poi ho studiato dai preti e dai preti ho avuto la mia educazione sentimentale. Figurarsi.
La visione è all'altezza delle aspettative e delle riproduzioni fotografiche. Quello che colpisce è il contesto. Un contesto barocco e soffocante. L'estasi della Santa è veramente un momento di "leggerezza" in una cornice imponente. Come prima impressione pare che voli la nuvola. Poi ti accorgi del trucco. Sono soddisfatto. Ho materia di che scrivere. L'angiolino ha un che di sadico. Come tutti gli angeli, mi verrebbe da dire.
Cerco la casa della Rododattila. In onore al mio decadentismo, mi consiglia un percorso alternativo passando da Porta Pia e imboccando il viale alberato di via Nomentana. Mi accorgo che sudo troppo. Mi accorgo che la borsa mi pesa troppo. Mi accorgo che sono un mammifero stanziale, nonostante la falcata spedita.

La casa della Rododattila, architettura anni '30 (io non lo so, mi pare abbia detto così), è come me la immaginavo. Libri e cd. La Rododattila è come me la immaginavo. Anche se influenzata, anzi, proprio perché è influenzata, può giocare al meglio il suo cinismo di rappresentanza. Fuma la pipa, per dire. Ha un'aggressività mansueta. Difetta di eccessiva intelligenza, unita ad un sarcasmo nichilista. Iniziamo subito a chiacchierare, in medias res, in ossequio alle nostre chiacchierate via etere. Non condivido una sola delle sue idee, eppure ha la capacità di farmi temere che sia io ad avere torto.
Si mangia la pasta con sugo di polpette. Si chiacchiera ancora. Mi dà la lista per la spesa, ci sarà una cena con ospiti. Mi consegna una nuova mappa. Questa volta più rustica, ma ormai so come muovermi.
Vado a fare la spesa. Mi piace questa quotidianità. Aspetto insieme alle massai che apra la macelleria. Un signore mi chiede persino un'indicazione. Integrazione mimetica.
Una telefonata con rogne lavorative. Rispondo "Sono a Roma" e questo giustifica la mia incapacità di agire (quando mi basterebbe un'altra telefonata per risolvere). Mi arriva un messaggio. Altra rogna. Mi chiedono un numero di telefono. Rispondo "Sono a Roma" e la risposta è accettabile, anche se il numero è nella mia rubrica. Nel palmo della mano.
Roma però non mi impedisce di comunicare con chi intendo io. Avviene anche un piccolo screzio. Rientra nel gioco. Ancora non so che è solo un inizio.
Tutti sono gentili. Pago con i buoni e per la differenza di due euro mi costringono a bloccare la fila e a cercare un altro alimento. Tutti si pongono con una cortesia affettata che mi rilassa. Torno a casa. A vedermi così, con le patate e la carne, potrei davvero sembrare uno di loro.

Mi concedo pure una pennica.

Tra le tante cose che mi dirà la Rododattila, una mi colpisce più delle altre:
"Vede pears, l'Italia vive il suo periodo di pace più lungo dai tempi di Augusto... di cosa possono scrivere gli scrittori d'oggi? Di nulla. Girano intorno al loro ombelico. Tutto qua. Ha presente la Montagna incantata di Mann? Quello è la letteratura. Quello siamo. Prigionieri in un sanatorio e da un momento all'altro potremmo risvegliarci in mezzo al fango e alla guerra... ma magari. Di scienza, dobbiamo scrivere ormai, solo di scienza."
pears
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categoria : wonderland, pirz in love, antichimoderni
giovedì, 05 novembre 2009, ore 13:56
Chiedono a me e all'Apetta furibonda di fare uno spettacolo pro lotta all'Aids il 5 dicembre. In un locale di "tendenza". Una collaborazione con l'Arci. La cosa sembra carina. Si coinvolge il figlio Polly, il Superstellino e un altro giovinotto talentuoso di cui già scrissi E.

Fanno una locandina molto accattivante. Il titolo è "Sister Salvation", perché di mezzo ci sono dei maschi vestiti da suore. Insomma si prospettava una bella serata.

Mi chiama oggi uno degli organizzatori per dirmi che il gruppo dei Fister (ovvero coloro che infilano il proprio pugnetto in ogni pertugietto su pel retto) la stessa sera propone "Fister Salvation" e conoscendo l'animo dei gay, tra lo show impegnato civilmente e il pugnetto... insomma si teme il buco... nell'acqua.

La festa salta. Ci si potrebbe sbizzarrire in metafore, ma come mi ha suggerito l'Ape, i fister preferiscono le meta-dentro.

Si evitino dietrologie (potrebbe esservi fatale)

pears
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categoria : minus habens
sabato, 31 ottobre 2009, ore 12:54
Tu vedi l'ultima fatica di Terry Gilliam e per tutto quanto il film ti chiedi: "Come sarebbe stato il film se non fosse morto Heath Ledger?"
E quindi vedi un film pensando ad un altro film, una sorta di Ur-Parnassus virtuale. Guardi un film pieno di troppe cose (come nello stile barocco di Gilliam) alla luce di un'assenza importante. Poi però vado a leggere un po' di cose in giro e mi rendo conto che il film sarebbe stato più o meno così e che quella di Gilliam, nella sfortuna, è stata una fortuna immane. Una sublime coincidenza.

Il film è sovraccarico, si apprezza per i costumi, le scenografie, la carrozza baraccone del dottore, certe movenze teatrali, una fantasia fervida (anche se ormai prevedibile), ma è un film sostanzialmente vuoto, povero, inconsistente. L'insostenibile leggerezza dell'immaginazione. Lo dico crudamente, non fosse stato che Heath Ledger è morto, mi sarei pure arrabbiato.

Il timore è che un regista che ha veramente detto molto ora non abbia più molto da dire e si ripieghi compiaciuto su se stesso. Un film autoreferenziale, come il dottor Parnassus nella posizione del loto che non si accorge nemmeno che i tempi sono cambiati.
Un pietoso ritratto di se stesso.
Voglio dire, Gilliam era il regista de "L'esercito delle dodici scimmie" o "Brazil", mica bruscolini.

Ma tutto sommato vale anche la pena di andarlo vedere per la prova immensa di Heath Ledger, un attore che davvero poteva essere l'erede di Marlon Brando (per fascino) e di Dustin Hoffman (per virtà camaleontiche), un attore che non fa nulla di speciale ma è sempre potentemente al centro dell'attenzione. Magnetico. Ne è prova che le sue tre degne controfigure reggono male al confronto (tiene testa solo Johnny Depp) eppure sono fior di attori.
Ledger ha il fascino del demoniaco. Ha una dote preziosissima che ravviva il suo talento: un invidiabile carisma.

E poi c'è Tom Waitts nel ruolo del Diavolo e basta solo un suo ballettino o come fuma dal bocchino per entrare nella Goduria Totale.

P.S.
Christopher Plummer (Edelweiiiis) doppiato dal doppiatore di Gandalf sembra Gandalf. Non dico altro.
pears
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categoria : recensio
mercoledì, 28 ottobre 2009, ore 00:05
Il tassista corre all'impazzata nel confine tra le tenebre e il giorno. Sono le cinque e dieci. Dalle tre che sono sveglio. Io per addormentarmi mi addormento, ma quando devo viaggiare il sonno è sempre travagliato.
Corre il tassista e non so nemmeno perché. Arrivo in stazione alle cinque e venti. Il treno parte alle sei. Attendiamo. Sarà anche così questo viaggio. Un po' me lo aspetto. Parto per ritornare alle  origini. Perdermi e ritrovarmi.
Il treno arriva. Odore di briciole tostate. Caldo da forno. Una suora. Poi una famiglia inglese. Lei cicciotta ma bellissima. Boteriana con screziatura preraffaelite. Mi addormento. Nel treno però è come negli ospedali. Un sonno frammentato. Ora la voce del capotreno che augura buon viaggio ad ogni fermata (poche per fortuna). Ora la voce che spiega dove è sito il vagone ristorante. Gente che si muove. Il controllore, fascinoso e austero. Un romano dietro di me parla ininterrottamente con un fiorentino su un incidente. Capisco poco della dinamica. Una donna deve essere stata investita. Non so quale relazione. Non so se fosse lui a guidare o ne sia vittima. Da quello che deduco mostra foto, referti e verbali. La sua logorrea ha lo scopo di acclimatarmi a quello che mi attende. Viaggiamo nel buio e nelle nebbie. Entriamo in una galleria che è notte e usciamo nel sole. L'essermi portato l'ultimo libro di Siti potrebbe essere profetico. Penso a chi in questo momento vorrei pensasse a me.

Arriviamo.
La stazione è caotica, ma Roma sa essere non aggressiva. Ognuno può trovarsi il proprio ritmo.
Il mio primo contatto, la Rododattila, una biologa conosciuta in un sito di recensioni, è ammalato. Donna di carattere. Compie esperimenti innominabili su povere cavie. Credo che questa pratica abbia influenzato la sua educazione sentimentale.
La donna ha provveduto a procurarmi una mappina con una ricca legenda. Ci sono cose pregevoli che potrei fare prima di recarmi da lei. Ce ne sono troppe per i miei gusti. Opto per l'estasi di Santa Teresa. Mi serve per un testo che sto scrivendo. Arrivo in piazza della Repubblica ("Noi la chiamiamo piazza Esedra"). Sento la Rododattila. Abbiamo convenuto che ci daremo del "lei". Col Ragazzo Corteccia ci diamo del "voi". Ci può stare.
"Qui è pieno di comunisti."
Manifestano per qualcosa che non so. Oggi scioperi e nervosismi.
"Ma come, pears, come è possibile? I comunisti? E da dove sbucano? Li avranno pagati."
Tutti sembrano arrabbiati. Vigili. Automobilisti. Manifestanti.
Il sole è umido. Pozzanghere e frenesia.
Vado ad un bar per fare colazione. Il barista mi parla e non capisco. Nemmeno fossi a Singapore. Anche l'uomo della cassa. Mi rendo conto che devo entrare in frequenza. Sono su altre vibrazioni.
Prendo la mia mappina e vado verso l'Estasi. Seguo le indicazioni. Cardo e decumano. Ascisse e ordinate. I punti di riferimento mi saltellano incontro rassicuranti. Vedo l'albergo dove Verdi si affacciò acclamato per il suo Falstaff. Sembra un buon segno.
Cammino e arrivo ad un monumento che nella mia mappina non dovrebbe essere lì. Ecco lo sapevo. Mi sono già perso. Come pretendo di farcela? Già inizio a sconfortarmi. Risalgo alla sorgente. Un inglesino carino mi delizia. Torno alla piazza. Vigili sempre più arrabbiati. Non da escludersi una componente teatrale. Riallineo la mappa al territorio. Le vie coincidono. Ripartiamo. I punti di riferimento ci sono tutti. Anche il ragazzino inglese. Le bellezze locali invece sono più allettanti. Estranee al mio immaginario e per questo fatali. Mi sembra mi guardino. Mi illudo quasi che con quattro vetrini e un pettine potrei sedurli. Idea romantica del buon selvaggio (non oso pensare quando andrò in Tunisia).
Arrivo e c'è sempre il monumento sbagliato. Sudo. Non ci siamo. Risalgo. Chiamo la Rododattila.
"Senta, ma in via Nazionale non si trova la chiesa di Santa Maria delle Vittorie"
"E lo credo. Sta a Largo Susanna!"
Guardo la mappa.
"Rododattila? Mi ha messo i numeri della legenda sbagliati!"
"Ah... possibile?"
"Io sto viaggiando da quasi quaranta minuti con una mappa sbagliata?"
Pausa.
"Pears... scusi ma lei si credeva che la vita sarebbe stata facile?"

(continua)
pears
mercoledì, 21 ottobre 2009, ore 11:43
Amo l'opera ma sono pigro e poi sono un passatista e quindi mi risparmio dall'andare a sentire i rantoli live delle nuove generazioni di cantanti. Un pregiudizio certo. Gli amici di Operaclick avrebbero molto da ridire. Anche i veri amanti dell'opera. Lo so come approccio è deludente. Ma come ho detto, essenzialmente io sono un pigro.

Però con il Badoero si è deciso di andare ad ascoltare Mariella Devia.
Mariella Devia, per chi non lo sapesse, è un soprano lirico leggero, un coloratura fantasioso (anche se non pazza come certe sue colleghe), onestamente belcantista, generosa anche se può sembrare misurata. Una tecnica solidissima che ha sopperito ad un timbro non particolarmente seducente e con l'età le magagne si sono anche accentuate, impoverendo un centro già di per sé poverino.
Ma quando s'invola all'acuto o quando entra nel vortice delle variazioni riesce sempre a sorprendere e ad emozionare.

Verrà a cantare a Verona, il 18 aprile. Un concerto che prevede Beethoven e Rossini (???).
Stamane sono andato a prendere i biglietti perché io e il Badoero vogliamo esserle proprio sotto le froge, quando prenderà fiato per il mi bemolle.
Vado ad una biglietteria. Fondazione per l'Arena. Fanno prevendita. Una specie di ufficio. C'è un clima equatoriale ed una signorina (mi pare straniera) che si lamenta di essere sola perché tutti sono malati. Ha appena finito di litigare al telefono con una comitiva che voleva venire a vedere i presepi.
"Vorrei due biglietti per il concerto di Mariella Devia."
Mi guarda confusa.
"Quando sarebbe?"
"Ad aprile... il 18 mi sembra..."
"Ad aprileeee?"
"Sul sito mi dicono che i biglietti sono già in vendita."
"Ad aprileee?"
"Eh sì."
"Come si chiama?"
"Mariella Devia"
"Scritto D'Evia?"
"No... tutto attaccato."
"Ne è sicuro?"
"Sì."
"Ad aprile?"
"Sì, c'è su tutti i cartelloni, fa parte della stagione sinfonica del Filarmonico... voglio dire se scende in strada lo vede..."
"Aspetti che faccio una telefonata."
Sul computer niente di niente.
Chiama un numero. Nella stanza fa sempre più caldo. Tra poco mi sa che svengo. Inizio a spogliarmi.
"Pronto... sì... senti qua c'è un signore che mi dice di un concerto ad aprile... sì... Mariella Devia" mi guarda "è sicuro che si scriva tutto attaccato?"
"Si chiama così..."
"A loro non risulta nessuna Devia!"
"Le ripeto che c'è un cartellone qua sotto, in strada."
Mi deraglia alla biglietteria del Filarmonico. Lì sicuramente mi sapranno aiutare. Quelli della biglietteria del Filarmonico sicuramente sapranno chi è la Devia e come si scrive il suo nome e se ad aprile scende da queste bande.
La biglietteria è chiusa. Con una saracinesca pesante. Tipo garage. Non c'è nessun orario.
Allora provo alla biglietteria dell'Ente lirico.
Molto professionale. Un signore vestito con stile. Un silenzio irreale. Sembra lo spazio di Kubrik.
"Salve, se possibile vorrei prendere due biglietti per il concerto di Mariella Devia del 18 aprile."
"Il 18 aprile ha detto?"
Guardo l'enorme cartellone dietro la schiena dell'uomo.
"Sì, 18 aprile."
"Scusi Devia tutto attaccato?"
Indico il cartellone.
"Pare di sì."

Ed ora ho due bei posticini, centralissimi, quarta fila, per me e il Badoero, così bellini, che nemmeno sopra una gondola, sotto il ponte de' sospiri, saprebbe essere più struggente!

pears
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categoria : wonderland, canzonetta sullaria