Melodiche le voci dei romani, canore.
Orientato nel mio smarrimento, buttata la mappa con le legende sballate, guidato al telefono dalla Rododattila raffreddata, cerco le strade con una nuova serenità.
Mi sono acclimatato stranamente in fretta.
Credo che abbia questo di bello Roma rispetto alle grandi città. Penso a Milano. Milano ti impone il suo ritmo e la sua sostanziale solitudine. Penso a Palermo. Palermo ti impone il sospetto. Penso a Torino. Torino ti impone la sua aristocratica monumentalità. Penso persino a Parigi. Parigi ti impone il suo narcisismo. Roma offre un ventaglio di possibilità. Una città multifrequenza, se trovi la tua banda trovi lo spazio del tuo agire. Mi appaiono i riferimenti che avevo perduto. Direzione "Estasi di Santa Teresa". Lo scopo è letterario prima di tutto. Un progetto che ho in mente e che potrebbe riguardare colui a cui penso e che vorrei che ora pensasse a me. Ma c'è anche una motivazione più intrisa alla mia veronesità. Bigotti noi e perversi. Fu il mio dentista a farmelo notare, un veneziano abbagliante, brizzolato e dallo sguardo glauco. Fece una battuta sulla nostra toponomastica. "Certo che voi veronesi... tra via seghe San Tommaso, vicolo dietro le seghe di San Tommaso e Santa Maria in Organo... voi il sesso lo abbinate solo alla fede."
Vero. Io poi ho studiato dai preti e dai preti ho avuto la mia educazione sentimentale. Figurarsi.
La visione è all'altezza delle aspettative e delle riproduzioni fotografiche. Quello che colpisce è il contesto. Un contesto barocco e soffocante. L'estasi della Santa è veramente un momento di "leggerezza" in una cornice imponente. Come prima impressione pare che voli la nuvola. Poi ti accorgi del trucco. Sono soddisfatto. Ho materia di che scrivere. L'angiolino ha un che di sadico. Come tutti gli angeli, mi verrebbe da dire.
Cerco la casa della Rododattila. In onore al mio decadentismo, mi consiglia un percorso alternativo passando da Porta Pia e imboccando il viale alberato di via Nomentana. Mi accorgo che sudo troppo. Mi accorgo che la borsa mi pesa troppo. Mi accorgo che sono un mammifero stanziale, nonostante la falcata spedita.
La casa della Rododattila, architettura anni '30 (io non lo so, mi pare abbia detto così), è come me la immaginavo. Libri e cd. La Rododattila è come me la immaginavo. Anche se influenzata, anzi, proprio perché è influenzata, può giocare al meglio il suo cinismo di rappresentanza. Fuma la pipa, per dire. Ha un'aggressività mansueta. Difetta di eccessiva intelligenza, unita ad un sarcasmo nichilista. Iniziamo subito a chiacchierare, in medias res, in ossequio alle nostre chiacchierate via etere. Non condivido una sola delle sue idee, eppure ha la capacità di farmi temere che sia io ad avere torto.
Si mangia la pasta con sugo di polpette. Si chiacchiera ancora. Mi dà la lista per la spesa, ci sarà una cena con ospiti. Mi consegna una nuova mappa. Questa volta più rustica, ma ormai so come muovermi.
Vado a fare la spesa. Mi piace questa quotidianità. Aspetto insieme alle massai che apra la macelleria. Un signore mi chiede persino un'indicazione. Integrazione mimetica.
Una telefonata con rogne lavorative. Rispondo "Sono a Roma" e questo giustifica la mia incapacità di agire (quando mi basterebbe un'altra telefonata per risolvere). Mi arriva un messaggio. Altra rogna. Mi chiedono un numero di telefono. Rispondo "Sono a Roma" e la risposta è accettabile, anche se il numero è nella mia rubrica. Nel palmo della mano.
Roma però non mi impedisce di comunicare con chi intendo io. Avviene anche un piccolo screzio. Rientra nel gioco. Ancora non so che è solo un inizio.
Tutti sono gentili. Pago con i buoni e per la differenza di due euro mi costringono a bloccare la fila e a cercare un altro alimento. Tutti si pongono con una cortesia affettata che mi rilassa. Torno a casa. A vedermi così, con le patate e la carne, potrei davvero sembrare uno di loro.
Mi concedo pure una pennica.
Tra le tante cose che mi dirà la Rododattila, una mi colpisce più delle altre:
"Vede pears, l'Italia vive il suo periodo di pace più lungo dai tempi di Augusto... di cosa possono scrivere gli scrittori d'oggi? Di nulla. Girano intorno al loro ombelico. Tutto qua. Ha presente la Montagna incantata di Mann? Quello è la letteratura. Quello siamo. Prigionieri in un sanatorio e da un momento all'altro potremmo risvegliarci in mezzo al fango e alla guerra... ma magari. Di scienza, dobbiamo scrivere ormai, solo di scienza."